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sagra cinghiale di riparbella

Aspettando la Sagra
del cinghiale di Riparbella
Pardino Pardini racconta
“Il budget nel 1972? 300mila lire”

sagra cinghiale di riparbellaIn «cassa» c’erano 300mila lire, ne furono spese 272. Fu questo il budget della prima Sagra del Cinghiale di Riparbella, messo insieme grazie a un prestito chiesto in banca dal segretario della Pro Loco, Pardino Pardini. «Non avevamo una lira», ricorda oggi, ripensando a un’avventura cominciata nel 1972 e diventata, nel tempo, uno degli appuntamenti più riconoscibili della vita del paese.

Cinquantaquattro anni dopo, quella scommessa è ancora viva. La Sagra del Cinghiale si prepara a tornare anche nel 2026, con due fine settimana dedicati alla cucina tipica, ai sapori della tradizione e alla convivialità.

sagra cinghiale di riparbellaLe date da segnare in calendario sono il 6, 7 e 8 novembre e il 13, 14 e 15 novembre. Un appuntamento che attraversa le generazioni e che continua a raccontare il legame profondo tra Riparbella, il suo territorio e una cultura gastronomica che affonda le radici nella storia locale.

Per capire quanto sia stato importante quel primo passo, bisogna tornare all’estate del 1972, quando venne nominato il consiglio della Pro Loco che avrebbe dato vita alla manifestazione. A guidarlo era il presidente Franco Doriano Mancini, affiancato da Idilio Bartalesi, Piero Di Fabio, Cesare Turchi, Renzo Meini e dallo stesso Pardini, che ricopriva l’incarico di segretario/contabile.

Le risorse erano limitate, le strutture praticamente inesistenti e ogni aspetto dell’organizzazione richiedeva inventiva e capacità di arrangiarsi. «Non avevamo la struttura, dovevamo improvvisare tutto, dalle stufe alle baracche», racconta Pardini. La decisione di organizzare la sagra arrivò dopo un confronto all’interno del consiglio. «Dopo ampia discussione decidemmo di fare la Sagra il terzo fine settimana di novembre», ricorda l’ex segretario. Una scelta dettata anche dal legame con il territorio: a Riparbella, infatti, il cinghiale e la caccia erano già allora parte integrante della cultura locale.

sagra cinghiale di riparbella«Il cinghiale e la caccia in genere a Riparbella erano un’istituzione», spiega Pardini. La manifestazione nasceva proprio da questa consuetudine, trasformando un elemento caratteristico della vita del paese in un’occasione per richiamare visitatori, valorizzare i prodotti e condividere la cucina tradizionale. «I cinghiali che si cuocevano e si vendevano anche crudi, la sera venivano attaccati alle piante e noi si rimaneva lì tutta la notte a vegliarli perché rimanessero intatti», ricorda Pardini. Un’immagine che restituisce bene lo spirito di quei primi anni: il lavoro non si fermava quando terminavano le vendite, perché tutto doveva essere custodito e preparato per il giorno successivo.

Tra i prodotti proposti c’erano anche le salsicce e la carne di cinghiale sott’olio, specialità che incontravano il gusto dei visitatori. «Andavano a ruba. Si finiva tutto», racconta. Segno che la formula funzionava: «Alla sagra venivano soprattutto persone da fuori, da altri paesi. In realtà in quel periodo a Riparbella c’erano forti divisioni… ma andammo avanti lo stesso». La sagra nacque in un contesto non semplice, ma riuscì a ritagliarsi uno spazio proprio, puntando sul lavoro, sulla collaborazione e sulla tradizione gastronomica. Il consiglio della Pro Loco non si arrese e continuò a lavorare, gettando le basi di un appuntamento destinato a durare.

Anche in cucina, naturalmente, tutto era affidato alle persone e alla loro esperienza. A ricordare i primi anni sono soprattutto i nomi di chi si mise ai fornelli per rendere possibile la sagra. «La prima cuoca fu Silvana Pannocchi con la figlia Doriana Mancini, poi subentrarono Plinio Puri con Ivio Paperini», ricorda Pardini. Volti e nomi che fanno parte della memoria del borgo. «Personalmente io di sagre ne ho fatte 10». Dieci edizioni che rappresentano un pezzo importante di un percorso iniziato con un prestito in banca e con strutture improvvisate, ma sostenuto dalla convinzione che valesse la pena provarci.

A novembre Riparbella torna a tavola

sagra cinghiale riparbellaLa storia continua anche nel 2026. Per due fine settimana, Riparbella tornerà ad accogliere appassionati della cucina tradizionale e visitatori desiderosi di riscoprire i sapori legati alla cultura gastronomica del territorio. La manifestazione si svolgerà all’Oliveta di Riparbella, in via Roma 64/66, all’interno di tensostrutture coperte e riscaldate.

Il programma prevede le cene del venerdì e del sabato a partire dalle 19.30, mentre la domenica si potrà pranzare dalle 12. Per la domenica sera è previsto inoltre un appuntamento speciale, dalle 19, con un menù gourmet i cui dettagli saranno annunciati prossimamente.

Le date da ricordare sono il 6, 7 e 8 novembre e il 13, 14 e 15 novembre 2026.

Sarà l’occasione per gustare il Cinghiale alla Riparbellina, secondo la ricetta De.co: carne a pezzi preparata senza marinatura, con cipolla rossa, aglio, rosmarino, alloro, vino rosso e un tocco di concentrato di pomodoro.

Tutte le info sul sito della Prolo di Riparbella https://www.prolocoriparbella.it/

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