Cinquantuno sagre del cinghiale su 54. Un record. “All’inizio, nel ’72, si montava le baracche alle scuole davanti all’asilo del prete, si faceva da mangiare nella cucina dell’asilo. La sagra era il sabato e la domenica, poi il lunedì veniva sanificato tutto e i bimbi potevano tornare nelle aule”. Virgilio Bacci è un’altra delle figure storiche della Proloco e della Sagra del Cinghiale di Riparbella pronta a tornare anche quest’anno per due fine settimana: le date da segnare in calendario sono il 6, 7 e 8 novembre e il 13, 14 e 15 novembre negli spazi dell’Oliveta.

“Come proloco anche all’epoca si facevano tante cose: le prime luci di Natale, il presepe, negli anni Ottanta il carnevale…”. Tutto documentato dall’archivio di Virgilio che conserva filmini e fotografie delle varie edizioni. E soprattutto la Sagra del Cinghiale, piatto della sagra del cinghialetradizione simbolo di Riparbella.

“Le strutture ce le siamo tutte costruite, non c’era nulla quando siamo partiti. Alcuni amici di un magazzino a Cecina ci regalarono le tavole che sistemavamo sulle caprette. Il cinghiale si vendeva anche a kg nei banchi, si faceva i panini. C’era la ruota della fortuna per vincere il salame. E soprattutto si faceva la corrida con il cinghialino nel campo sportivo. La mettemmo in piedi per qualche anno, chi catturava il cinghiale ne vinceva il valore, ma ci fecero smettere…”.

sagra del cinghiale di riparbellaE poi c’era la cucina, un mondo in continuo movimento dove ognuno aveva il proprio ruolo, dalle cuoche al gruppone dei volontari. “Chi preparava, chi allestiva, chi serviva ai tavoli. I ragazzi più giovani facevano i camerieri. Siamo stati sempre in parecchi e ognuno dava una mano. Proprio come adesso”.

riparbellaAl centro di tutto: la ricetta di Pelo (al secolo Plinio Puri), oggi ricetta De.co., depositata in Comune. Un personaggio, una figura storica, amico a cui uno dei murales realizzati nell’ultima edizione del Festival La Collina delle Fiabe ha voluto rendere omaggio. Murales che è proprio sulla facciata dell’abitazione di  Virgilio Bacci in via Roma: qui Luca Zamoc ha voluto recuperare il volto della Riparbella agricola e dei mestieri tradizionali legati alla campagna e alla collina E, girando l’angolo, l’omaggio a Pelo: “E’ stata una bella sorpresa per me” ammette Bacci.

Il cinghiale alla Riparbellina

Una ricetta che custodisce l’identità di Riparbella. Il Cinghiale alla Riparbellina DE.CO. (Denominazione Comunale) si prepara con carne a pezzi, polpa e costoline, senza marinatura, con cipolla rossa, aglio, rosmarino, alloro, vino rosso e un tocco di concentrato di pomodoro. Una cottura paziente che valorizza il sapore della carne e la rende morbida, mantenendo riconoscibili i pezzi.

Anche il nostro ragù nasce da questa preparazione: i pezzi di Cinghiale alla Riparbellina vengono macinati dopo la cottura. È questo condimento a incontrare le pappardelle e la polenta al ragù di cinghiale.

Tutte le info https://www.prolocoriparbella.it/