Messo temporaneamente in pausa il pallone, Gianni Galleri – giornalista e narratore – è pronto per tornare in libreria con un altro volume che ‘rotola verso est’.
Il 22 ottobre esce “Spomenik” (Bottega Errante edizioni) e subito arrivano due presentazioni: il 24 ottobre alle 21.30, a Volterra, a La Vena di Vino, con Pietro Masiello e il 25 ottobre alle 17.30 a Pisa, alla Libreria Orsa Minore, con Stefano Landucci.
Partiamo dall’inizio: cosa sono gli Spomenik?
“Con ‘spomenik’ si intende letteralmente un monumento, ma trasportando questa parola nel vocabolario italiano vorremmo dotarla di tutta una serie di significati che hanno a che fare con la specificità jugoslava. Faccio alcuni esempi per chiarire il concetto. I nostri monumenti sono quasi sempre figurativi, ovvero rappresentano militi o donne piangenti, colonne o cippi. Questi spomenik invece si ispirano ad un’arte astratta, simbolica, futurista, raccontano un movimento, un’evoluzione, puntano dritti verso il futuro, senza sguardi verso il passato. Sono spesso fatti con materiali poveri, come il cemento armato, e si trovano in luoghi isolati, teatri di battaglie o eccidi, piuttosto che in centro città, perché devono rappresentare il popolo, la comunità e non essere il timbro di un potere centrale”.
Perché hai deciso di raccontarli abbandonando, almeno per un po’, il calcio, la tua passione?
“Penso che il racconto calcistico dei Balcani, sia arrivato a una conclusione per quanto mi riguarda. Sono riuscito a visitare e poi a raccontare tutti quei luoghi che per me avevano un interesse calcistico. Certo non si può mai pensare di essere riusciti a dire tutto, anche perché il calcio è una realtà dinamica, che cambia continuamente. Ma da qualche tempo sentivo il bisogno di gettarmi in una nuova avventura, provando anche a confrontarmi con qualcosa di diverso, nell’ottica di una crescita personale, esplorando universi che padroneggio meno”.
Come hai affrontato questo nuovo viaggio? Quale stato d’animo hai messo in valigia?
“Non è stato un solo viaggio, ma tante diverse puntate oltremare (e non solo), che mi hanno permesso di completare questa sorta di costellazione di cemento armato. La curiosità è stata senza dubbio il primo stato d’animo che ho messo in valigia, perché necessaria per approcciarsi a un mondo così lontano nel tempo. Poi anche tanta pazienza, perché spesso capita che non sia semplice trovare questi spomenik: sorgono in zone remote, su montagne, a volte mal segnalati e abbandonati. E poi l’amore, che è il principe dei sentimenti, quando si fa qualcosa del genere”.
Tra gli Spomenik incontrati qual è quello che ti emoziona di più?
“Forse lo spomenik che mi emoziona di più, ogni volta che lo vedo, è quello di Novi Travnik. E’ composto da diversi blocchi che rappresentano delle teste, con uno sguardo che potrebbe essere spaventato o sorpreso, ma rimane sempre uno sguardo buono. Racconta di una ‘Jugoslavia dolce’, tanto per usare un’espressione cara al creatore di quel monumento, ovvero Bogdan Bogdanović, probabilmente il più brillante ideatore di spomenik. Tuttavia quello di Novi Travnik non è l’unico in grado di precipitarmi in uno stato sentimentale confuso, potrei citare anche il Fiore di Jasenovac, le Ali della Sutjeska o il monumento di Podgarić”.
Il libro è più un ulteriore atto d’amore verso un paese che ti ha catturato l’anima o più un invito al viaggio per chi legge?
“Entrambe le cose. Perché ho sempre pensato che quando si vede qualcosa di davvero bello, la cosa migliore da fare sia condividerlo con le persone che si fidano di te. Per questo spero che si percepisca l’amore per quelle terre, ma mi auguro anche che qualcuno, leggendo, si faccia venire voglia di prendere la macchina o un aereo o una nave e visitare quella che un tempo fu la Jugoslavia”.
«Gianni è dei nostri»: chi hai incontrato lungo la strada?
“La lista è lunghissima, ma ci tenevo a dare al lettore anche il punto di vista delle persone che questi monumenti li hanno vissuti direttamente, sia per motivi geografici, che per ragioni familiari. Non volevo che fosse solo il pensiero di Gianni Galleri. Lungo la strada ho trovato diversi figli di architetti che hanno costruito gli spomenik, ma anche genti che vivevano in Jugoslavia e con quei monumenti avevano a che fare di persona, perché si trovavano nella loro città. Poi ci sono tutte quelle persone che in Italia – perché quattro di questi spomenik si trovano nel nostro Paese – si danno da fare per conservare e mantenere in buone condizioni questi ammassi di cemento e memoria. Penso che la componente umana sia imprescindibile, anche parlando di cose che più inanimate non si può”.
Di pallone tornerai a scrivere? Nel cassetto cosa c’è?
“Nel cassetto c’è una storia di sport, ma che non riguarderà il calcio. Mi è capitata fra le mani l’epopea di una squadra di basket di una città alla quale sono molto legato e sto cercando di raccontarla nel miglior modo possibile. E’ un’altra sfida molto complessa, che mi porta ad esplorare uno stile diverso (la storia monografica) e uno sport con il quale ho meno confidenza (il basket). Tuttavia stanno uscendo fuori un sacco di particolari interessanti, che danno valore alla narrazione. Sono proprio curioso di vedere cosa verrà fuori alla fine, per ora siamo nella fase di ‘preparazione della ricetta’. Per quanto riguarda il calcio, tornerò sicuramente a scriverne, soprattutto articoli, come già faccio su Meridiano 13 o SportPeople. Trovare una storia che meriti un libro non è semplice e spesso succede per caso, io tengo gli occhi aperti e mi tengo pronto”.
Per conoscere qualcosa di più su Gianni Galleri e il calcio leggi la nostra intervista QUI
L’AUTORE
GIANNI GALLERI (1983) Grande appassionato di viaggi, di calcio e di paesi che non esistono più. Può rimanere interi minuti in contemplazione di un monumento di cemento, atterrato chissà come su quella che un tempo era la Jugoslavia. Già autore di diversi reportage, ha al suo attivo collaborazioni con molte testate e siti italiani, come Meridiano 13 (di cui è fondatore) e Sport People. Ha realizzato podcast e documentari sull’Europa dell’Est e i Balcani. Tra i suoi libri: La città del football; Curva Est; Questo è il mio posto per Urbone Publishing; Pašić. Predrag difende Sarajevo per Garrincha Edizioni. Con Bottega Errante Edizioni ha pubblicato Balkan Football Club (2 edizioni).

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