Dal 21 al 24 agosto torna il Vada Photo Festival, quinta edizione intitolata, quest’anno, “Espressioni Visive”. Scatti, mostre fotografiche diffuse, talk, workshop e photowalk, una rassegna che parla ad appassionati, professionisti e curiosi.
E sarà un vero e proprio invito a pensare con le immagini quello in programma il 22 agosto al Teatro Ordigno (ore 21.15), incontro che accenderà i riflettori sul Premio Umane Tracce. Protagonista Simone Tramonte, fotografo documentarista romano (le sue fotografie sono state esposte in festival, musei e gallerie in tutto il mondo) che ama esplorare le problematiche ambientali e le trasformazioni tecnologiche e sociali contemporanee. Con lui, Paola Riccardi, Antonella Monzoni e Stefano Bianchi.

Fotogiornalismo e ricerca estetica, questa la cifra stilistica del lavoro di Simone Tramonte. Lo intervistiamo mentre, in auto, sta raggiungendo la Svizzera per andare a scoprire il ‘mondo idroelettrico’. Altra tappa del suo “Net-Zero Transition”, il progetto a lungo termine che documenta come l’Europa stia perseguendo gli obiettivi del Green Deal. Dalla carta alla pratica. Un progetto pluripremiato: 1° Premio nella categoria Progetti a Lungo Termine al World Press Photo 2023. E ancora: 1° nella categoria Scienza e Storia Naturale al Poy Pictures of the Year 2022 e 1° nella categoria Ambiente ai Sony World Photography Awards 2021. Tra i riconoscimenti raccolti anche il Premio fotografico Umane Tracce, giunto alla 4° edizione, da cui è uscito anche un (primo) libro fotografico.
Quale è stata la scintilla che ha portato alla nascita di “Net-Zero Transition”?
“Nel 2019 ho iniziato a pensare al concept del progetto, poi nel 2020 è iniziato il viaggio. L’idea era – ed è – quella di documentare il cambiamento climatico ma andando oltre il consueto punto di vista, senza limitarsi, cioè, a far vedere unicamente gli effetti o i disastri ambientali. Ad incuriosirmi era invece, il rovescio della medaglia, rispondere alla domanda ‘Cosa stiamo facendo? Cosa sta facendo l’Europa?’. E sono partito dall’Islanda, organizzando tutto in pieno lockdown”.

Per quale motivo proprio dall’Islanda?
“Perché nell’arco di pochi decenni ha cambiato orizzonte e direzione, oggi è un paese che si affida ad energie green nonché un incubatore di progetti innovativi. Il capitolo islandese ha subito avuto un ottimo riscontro, aggiudicandosi il Sony World Photography Awards 2021. Così ho continuato a viaggiare: Francia, Danimarca, Spagna, Italia… Nel 2023, dopo aver ricevuto il World Press Photo 2023, posso dire di aver raggiunto l’apice ma questo progetto ha ancora molto da raccontare”.
“Net-Zero Transition” confluirà in un libro?
“Sì. Proprio adesso sto lavorando a un libro fotografico, una monografia importante”.
Facciamo un salto indietro. Come è nata la passione per la fotografia?
“Ho iniziato a fotografare tardi, dopo la laurea in Economia e un periodo lavorativo in una multinazionale. Esperienze dalle quali ho acquisito una forma mentis, una capacità di
pianificazione che mi è utile anche nel racconto fotografico. All’inizio mi sono dedicato soprattutto ai temi sociali, per poi passare a quelli ambientali mantenendo sempre un grande interesse per tutto ciò che riguarda l’innovazione”.
E il prossimo progetto a lungo termine? Su cosa si concentrerà?
“Sull’Intelligenza Artificiale, un mondo tutto da scoprire. Un progetto di cui sto piantando proprio in questo periodo i primi semi…”.


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