Domenica al Museo Nazionale di Castiglioncello, fino febbraio al 30 aprile 2026, raddoppiano le aperture ogni prima domenica del mese e nei giorni festivi.

La collezione di reperti archeologici, a ingresso gratuito, sarà visitabile la mattina dalle 10 alle 13 e il pomeriggio dalle 16 alle 19.

Una bella notizia sul fronte della cultura e dei percorsi museali nel territorio del Comune di Rosignano.

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Questa volta si parla del Museo Archeologico Nazionale di Castiglioncello, situato in via del Museo, sul promontorio, gestito con la collaborazione del Museo Civico Archeologico Palazzo Bombardieri di Rosignano Marittimo.

Il Museo Archeologico di Castiglioncello ha alle spalle una storia lunga oltre un secolo, anche se c’è stata – in questo arco di tempo – una chiusura durata circa trent’anni.
Infatti nel 1972 venne deciso lo smantellamento del Museo e l’intera collezione fu trasferita presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Grazie però alla collaborazione fra Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, la Regione e il Comune di Rosignano, dopo una serie di interventi all’edificio (che ha la forma di un’urnetta cineraria etrusca), il piccolo Museo è stato riaperto una quindicina di anni fa, con la ricollocazione (e un nuovo allestimento) della originaria collezione.

La realizzazione di questo piccolo Museo risale agli inizi del Novecento, grazie al soprintendente Luigi Adriano Milani che volle edificare questo edificio per esporre al suo interno i corredi tombali di una necropoli etrusca (risalente al periodo compreso fra il IV e I secolo avanti Cristo) scoperta durante una serie di lavori di riassetto urbanistico di Castiglioncello. Fra il 1903 e il 1911, anche nell’area dell’allora Castello Patrone (oggi Pasquini) furono effettuate campagne di scavo che fornirono i numerosi reperti.
Fra gli oggetti esposti c’è anche un manufatto etrusco molto fotografato e quindi famoso: si tratta dell’urna cineraria volterrana in alabastro di Velia Cerinei, databile alla fine del II secolo avanti Cristo. L’urna venne rinvenuta durante gli scavi già menzionati e mostra la nobildonna etrusca sdraiata sul coperchio.