Entriamo nella pescheria in pieno centro a Vada e la troviamo alle prese con un tonno di 40 kg, coltelli e martello in mano, e tre uomini a guardarla mentre “combatte” con il pesce. “Da quando faccio sushi ho potuto avere a che fare anche con bestioni così”. Quello nel video ad esempio è un dentice di almeno 8 kg. L’entusiasmo di Michela è contagioso, e lo è ancora di più mentre ripercorre tutta la strada fatta insieme al marito, da quando si sono lanciati nell’avventura della Pescheria Sapori di Mare a Vada, e i progetti per il futuro.

Per lei, figlia di pescatore, cresciuta nella pescheria di Rosignano di babbo Pietro, che a 7 anni sapeva già spellare un palombo (e pensare che c’è chi come me a quasi 40 non sa spellare neanche una sogliola), è bastata una notte per prendere la decisione della vita. Aveva appena lasciato Milano: il marito Stefano era stato messo in cassa integrazione dall’azienda per cui lavorava, lei aveva lasciato l’impiego di visual merchandising, erano appena tornati in Toscana anche per essere più vicini alla famiglia. “E’ stato il mio babbo a dirci che qui in centro a Vada si era liberato il fondo che ospitava un laboratorio di pelletteria e che avremmo potuto aprirci qualcosa. E il pesce è stata la prima cosa a cui abbiamo pensato”.

Sapori di Mare a VadaFin da subito l’idea della classica pescheria che fa fresco e congelato era sembrata loro troppo limitante vista la creatività che Michela mette in tutto quello che fa. Basta guardarsi intorno nella pescheria: pareti disegnate, quadri, sculture di legno e cartapesta. “Stefano dice che sembra la mia cameretta”. Così la stanza lasciata vuota accanto alla cella frigo è diventata pochi anni dopo la cucina della gastronomia ittica. “Ed è stata la svolta: fare gastronomia con il pescato fresco fa la differenza. Provate la nostra frittura di calamari e ve ne accorgerete”.

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Sapori di Mare a VadaMa Michela aveva un pallino: il sushi. “Ho rimandato per diverso tempo, poi mi sono decisa e sono andata a fare un corso, da Maddalena di Mad Sushi a Livorno. Chiaro che partivo avvantaggiata: non ho avuto bisogno di imparare a sfilettare un pesce. Ho appreso le tecniche del sushi e poi ho messo il mio gusto. E nel periodo del lockdown c’è stata un’esplosione di richieste: clienti che ci hanno scoperto e apprezzato e che tuttora ci cercano”. Il sushi della pescheria Sapori di Mare non è un classico sushi. All’italiana verrebbe da dire vedendo il nigiri di triglia. “Direi piuttosto Mediterraneo” mi corregge. “Utilizzo tanta frutta, verdure come la verza, il cavolo cappuccio rosso, il sedano”.

Non mi piace coprire il sapore del pesce con salse e sapori forti, preferisco che si senta bene tutto il sapore del mare”.

E si sente, garantisco. “Avendo un banco di pesce fresco è piuttosto facile: branzino, sugherello, ombrine, mazzancolle… La scelta è infinita”.

Sapori di Mare a VadaMa non c’è solo sushi. La pescheria di Vada è specializzata in cruditè di ogni tipo, tanto che per l’estate si sono inventati l’aperitifish, una sera a settimana tra cudo e buon vino. “Gli eventi sono il nostro prossimo obiettivo. Abbiamo delle collaborazioni, come quella con la pizzeria Mattarello 22, serate che vedono la pizza abbinata al sushi. Abbiamo già fatto delle esperienze di chef a domicilio e vorremmo avviarne anche nel campo dei catering. Quest’estate invece abbiamo introdotto il donburi, delle ciotole di riso con un tipo di pesce, a scelta tra 8 tipi di tartare, con frutta e verdura, il pranzo perfetto per una giornata in spiaggia”. Michela e Stefano sono un vulcano di idee.

E se ti chiedessi tre tipi di sushi da provare assolutamente?

“Vi proporrei: un uramaki (riso all’esterno, ndr) con mazzancolla, fragola, carota e cetriolo. Un misto di nigiri (solo riso e pesce sopra, ndr) di ricciola, sarago, triglia e sugherello. Un futomaki (riso e alga all’esterno, ndr) con ombrina, kiwi, mango, carota e sedano. E i gunkan con le tartare di pescato del giorno, magari gambero rosso o biondo, o ricciola”.

Beh, mi ha convinto. E a voi?