Ci sono storie che nascono come lampi, immagini improvvise che prendono forma tra le mani di chi scrive. È così che per Sofia Menichetti è nato Vite Invisibili (edito da Capponi Editore): prima due o tre personaggi che si sono affacciati alla sua mente, poi la consapevolezza che intorno a loro poteva crescere un mondo intero. E così è stato: da quelle figure iniziali si è sviluppato un romanzo corale con un tocco di mistero, dove le voci si intrecciano e trovano un filo comune nella scomparsa misteriosa di Malik.

Il cuore del libro è un circo, “La Bella Vita”, che sorge a Corviale, quartiere periferico di Roma. Un luogo di frontiera, difficile e reale, che diventa teatro di una vicenda collettiva in cui si incrociano vite segnate da lotte quotidiane e desiderio di riscatto. A guidarci tra i personaggi è la voce narrante di Speranza: non una protagonista unica, ma un testimone che accompagna il lettore nella ricerca di Malik, svelando lungo il cammino verità nascoste e segreti sepolti.
Il romanzo mescola mistero, sfumature gialle e intensità umana. Al centro emergono temi universali: la forza delle donne che lottano per la libertà, la voglia di riscatto di chi vive ai margini, il coraggio di chi sopravvive ogni giorno. Sofia lo descrive con tre parole soltanto: appartenenza, riscatto, coraggio.

La scrittura per Sofia, elbana di Portoferraio, non è mai stata un punto di arrivo improvviso: è qualcosa che l’accompagna da sempre, fin da bambina. “Prima ancora di scrivere, sono una grande lettrice” racconta. La lettura è parte della sua vita quotidiana, così come il profilo Instagram Scrivo quindi sogno, seguito da oltre 13mila followers, attraverso il quale recensisce libri e condivide passioni letterarie.
Preferisce la narrativa contemporanea, con un occhio di riguardo per quella italiana, ma è anche un’amante del giallo, del thriller e del mistery. Negli ultimi tempi non manca qualche incursione nel fantasy. La sua regola è semplice: scrivere ciò che vorrebbe leggere.
Sofia non viene da Roma, non conosce direttamente i luoghi che ha scelto di raccontare. È di Portoferraio e lavora come receptionist in un albergo dell’Isola d’Elba. Ma questo non è mai stato un limite: si è documentata, ha studiato mappe e contesti, affidandosi all’immaginazione per rendere viva l’atmosfera del quartiere romano.
I personaggi, dice, sono inventati. Eppure è convinta che chi scrive lasci sempre, anche senza volerlo, una piccola traccia di sé nelle proprie pagine. In Vite Invisibili questa scintilla emerge, per esempio, in un personaggio che condivide con lei l’amore per la scrittura.
Il messaggio del libro è chiaro e potente: dare voce a chi non ne ha. È un romanzo dedicato a chi si sente invisibile, a chi vive vite segnate dal silenzio e dall’assenza di riconoscimento. “Tutti siamo portatori di una storia che va raccontata e conosciuta” dice Sofia. Il filo conduttore del libro diventa così un invito: liberarsi dalle catene, avere il coraggio di raccontarsi, scoprire che c’è sempre qualcuno pronto a cercarci, anche quando sembriamo scomparire.
Oltre alla scrittura, Sofia porta con sé altre passioni: ha praticato danza classica per vent’anni e non smette mai di leggere. La sua quotidianità è un intreccio di lavoro, libri e parole, vissuto con semplicità e dedizione.
Oggi si gode l’esperienza del suo primo romanzo con la gioia autentica di chi vive un sogno. “Mi sento minuscola rispetto ad altri autori – confessa – ma sapere che la mia storia arriva al cuore di qualcuno è la cosa più bella. Per me è già un successo.”
Le presentazioni in programma sono tre: due all’Elba – la prima – il vero debutto – l’11 ottobre alle 18 nella Sala della Gran Guardia a Portoferraio in collaborazione con la libreria indipendente Mar di Libri (Chiara Morotti dialogherà con l’autrice), la seconda alla Giunti al Punto di Portoferraio – e una a fine novembre alla Feltrinelli di Livorno.
Intanto, però, ammette che una nuova storia è già nata: la sta scrivendo, passo dopo passo, con la stessa passione che ha guidato la prima.
















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