Ugo, anzi papà. Con un cognome che già di per sé, al solo sentirlo pronunciare, diventa sinonimo di cinema italiano. Del grande cinema italiano. Una valigia carica di storie a 100 anni dalla nascita di Tognazzi, che si apre grazie a Ricky, Gianmarco, Maria Sole, Thomas: quattro figli, quattro fratelli che hanno deciso di mettere insieme i ricordi in un libro. Ognuno con il suo punto di vista, ognuno con il proprio pezzetto di vita condiviso. Sarà Ricky Tognazzi a portare il suo al festival “Raccontandoci” di Cecina che si aprirà domani – venerdì 8 luglio – al Parco di Villa Guerrazzi alla Cinquantina (ore 21.45). Ad intervistarlo ci penserà la scrittrice e giornalista Elena Torre, affiancata dal critico cinematografico Fabio Canessa.

“Ugo. La vita, gli amori e gli scherzi di un papà di salvataggio”, un titolo che già racconta moltissimo.

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“Un po’ come ‘Rashomon’ di Kurosawa, ciascuno di noi quattro figli ha raccontato il proprio papà, così come lo ha conosciuto in stagioni, tra l’altro, molto diverse della vita. Io sono quello che lo ha vissuto di più, che è riuscito a stabilire il rapporto maggiormente paritario. Abbiamo lavorato molto insieme. Mariasole lo ha vissuto pochissimo, lo ha perso quando aveva 19 anni. Il giorno della morte di papà in tv è passato ‘Ultimo minuto’ di Pupi Avati e da lì, per lei, è scattato l’inizio della riscoperta. Poi è diventata regista. Gianmarco invece è sempre stato il più esibizionista. Erano due prime donne, lui e Ugo. Papà non voleva che lui facesse l’attore e tutti noi facessimo cinema, anche se ci ha sempre portato sul set. E poi c’è Thomas (Robsahm, produttore, sceneggiatore e regista), il fratello norvegese che ha conosciuto Ugo quando aveva 7/8 anni e che quest’anno ha avuto un film candidato all’Oscar (“La persona peggiore del mondo” ). Il suo è stato il rapporto più frustrante. Ma l’eredità è stata per tutti la stessa. La passione per il cinema ci accomuna, tutti. Anzi la passione per la passione”.

In che senso Ugo era un ‘papà di salvataggio’?

“Perché era spesso e volentieri assente, ma c’era al momento giusto”.

Una famiglia allargata ma unita. Anche oggi nel ricordo di Ugo. Un’altra eredità.

“Merito anche di madri intelligenti. Franca (Bettoja, mamma di Mariasole e Gianmarco, ndr) che ha tenuto insieme tutti i pezzi, tutte queste mine vaganti, e anche le altre. Lasciate o costrette lasciarlo ma che hanno dimostrato maturità e intelligenza emotiva”.

Com’era Ugo uomo, nel suo mondo?

“Lui non faceva nulla in modo indifferente. Era un uomo curioso, con la voglia di rinnovarsi. Al mattino si svegliava e si faceva portare i quotidiani. Quando i figli, con calma, si svegliavano e scendevano in cucina lo trovavano pronto a una sorta di rassegna stampa. Nel frattempo stava già soffriggendo per il pranzo, dando disposizioni per la cena. Sulla mensola c’era sempre una sceneggiatura da leggere nel pomeriggio. Ugo era in attività perenne. Ed amava l’arte moderna e contemporanea, il Novecento italiano, collezionava quadri e mi portava a spasso per gallerie. Da ragazzino ero terrorizzato dai tagli di Fontana o dai sacchi di Burri. Poi col tempo anche questa passione mi è rimasta dentro”.

Si sente la mancanza di Ugo?

“La sua scomparsa ha lasciato un vuoto tangibile. Casa di papà senza papà è un altro mondo”.

Ricky Tognazzi a CecinaDi qui il libro e il docufilm.

“Gianmarco ha rovistato nei cassetti, recuperando filmini e momenti quotidiani. Ho raccontato il Tognazzi scherzoso, rubato in casa tra un pranzo, una cena e un pisolino. Inoltre a fine anno, forse, riusciamo a ripubblicare un suo vecchio libro”.

C’è un film che ha amato più degli altri tra quelli di suo padre o è impossibile scegliere?

“Ogni film è un’anima di Tognazzi, e scegliere sembra quasi fargli un torto. Tra le commedie, però, posso dire ‘I mostri’, anche perché nel primo episodio ero coinvolto pure io. Ma anche ‘Romanzo popolare’ di Monicelli, ‘La grande abbuffata’ di Ferreri. E ancora: ‘La donna scimmia’. Ugo non si faceva scappare nessuna occasione, i suoi oltre 150 film lo dimostrano”.