Fare squadra, promuovere il territorio, rendere Riparbella riconoscibile (anche) per il vino e per le sue cantine. Un’idea vincente che viene da lontano, da una scommessa targata Proloco. Ripawine Golden Edition che ‘occuperà’ il borgo da stasera, venerdì 11, fino a domenica è solo una tappa, l’ottava, di un successo fatto di entusiasmo, intuizione, volontariato e amore per il proprio paese.
Numeri importanti, in un crescendo che non ha avuto pause o rallentamenti. Il motivo? Ripawine non è mai stata ‘la solita sagra’, neppure all’inizio. E sempre stata una questione di identità, forte e decisa.
Ripawine 2025: ci siamo!
Pubblicitàvenerdì 11, sabato 12
e domenica 13 luglio

La prima proposta venne buttata lì nel 2016, in una delle tante riunioni della Proloco. Non fu subito accolta – come racconta Marco Bini, allora vicepresidente – “perché quell’anno si preferì fare altro” ma nel 2017 il progetto prese corpo. Si formò un gruppo molto attivo con l’obiettivo di coinvolgere i produttori. Nel direttivo di allora c’erano Renzo Meini come presidente e tra i consiglieri Ilvio Paperini, Mauro Gennai, Laura Parietti e Maria Grazia Celestino, oltre – ovviamente a – Marco Bini: “In quel periodo a Riparbella c’era solo la Sagra del cinghiale e qualche iniziativa organizzata dalla parrocchia e dai cacciatori. Il mese di luglio era completamente ‘scoperto’. Le cantine erano già un buon numero e la produzione di qualità. Mi dissi: perché no? Come prima esperienza, nel 2017, riuscimmo ad organizzare una manifestazione di una sola serata. Una festa del vino, con qualcosa di cucinato nell’area feste. La risposta fu buona, sin da subito, segno che l’idea era piaciuta”.

Di lì a breve è scattato il salto di qualità: “Iniziammo a pensare a una manifestazione che coinvolgesse tutto il paese – racconta Chicco Mancuso, subentrato come presidente della Proloco – con musica nelle piazze, punti di ristoro e intrattenimento. Protagoniste: 6 cantine, numero che nel frattempo è cresciuto. È stato subito un successo grazie anche alle nostre straordinarie cuoche che ancora oggi cucinano preservando i sapori della tradizione riparbellina. Credo che la carta vincente sia stata puntare subito sulla qualità, identificando un target ben preciso. Le cantine già allora avevano una produzione di livello medio-alto e anche noi, come proloco, abbiamo cercato di creare qualcosa che si adattasse bene a questa qualità. Lo scoglio più difficile è stato creare una squadra su obiettivi comuni, che coinvolgesse noi e i produttori, ma ci siamo riusciti. E non poteva che essere così visto che l’intento è stato chiaro fin dall’inizio: dare valore al territorio. Ricordo una riunione in biblioteca, con la Fisar a fare da collettore e la stampa: ci presentammo subito con un’immagine ben definita. E da quel momento Ripawine ogni ha aggiunto un tassello, un passo in più. La proloco, con la spinta del presidente Achille Neri, sta facendo un lavoro straordinario”.
Leggi tutto il programma di Ripawine 20025 – Golden Edition QUI


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