malvaldiUn genio del passato, lo scienziato per antonomasia ‘riscoperto’ non senza tutte le sue umane debolezze. La peste del 1631, a Firenze, tanto simile a quel Covid che ci siamo appena, dolorosamente, lasciati alle spalle.

L’ultimo romanzo di Marco Malvaldi è un giallo storico, cucito intorno e addosso al grande Galilei: “Oscura e Celeste” (Giunti) arriverà al parco di Villa Guerrazzi a Cecina in apertura del festival Raccontandoci venerdì 7 luglio alle 21.30 (ingresso libero).

Mentre Firenze è funestata dalla peste e Galileo Galilei a 67 anni sta per pubblicare il suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, nel convento delle clarisse di San Matteo in Arcetri, dove risiedono due figlie del grande scienziato, viene ritrovato il cadavere di una suora. A indagare sul caso è Nicolò Cini, canonico della Chiesa metropolitana. La storia (quella con la S maiuscola e la vicenda di fantasia) si srotola divertendo, nello stile a cui Malvaldi ci ha abituato.

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malvaldiCome è nata l’idea di questo libro?
“Studiando, che è poi quello che faccio per la maggior parte della giornata. Di solito succede che decido, più o meno, l’ambientazione della mia storia, a livello di tempo e luogo. E a quel punto inizio a leggere una valanga di libri sull’argomento e sul periodo storico. Di solito questa fase dura un annetto. Così ho fatto anche questa volta”.

E poi?
“Mi sono imbattuto nei libri di Carlo Cipolla che descrivono la peste nel 1630, la stessa di cui parla il Manzoni. E il paragone con la pandemia è scattato naturale. Durante la peste potevano uscire solo i religiosi e i bravi fiorentini si munivano di un saio fatto con la tela di sacco e il cordone delle tende. Noi noleggiavamo il cane del vicino e ci allenavamo per la maratona…”.

E al mistero al centro del libro come ci si arriva?
“Per adattare tutte le informazioni raccolte alla storia che avevo in testa, il documento fondamentale sono state le lettere di Virginia Galilei nelle quali è evidente che l’idea del monastero che abbiamo noi uomini del 2000 era molto diversa dalla pratica del Seicento. Il monastero non era un luogo di pace e serenità ma, al contrario, di grandi sofferenze. Su tutto questo si è innestata la mia tendenza alla commedia all’italiana, a raccontare cose serie in tono faceto, mescolando fantasia e realtà, personaggi storici – nel libro c’è anche Artemisia Gentileschi, e personaggi inventati”.

Così anche Galileo Galilei ‘recupera’ la sua dimensione di uomo…
“Le cose che stupiscono sono proprio quelle che poi hai anche voglia di raccontare. Galileo era un amante del vino e della tavola, per esempio, soprannominato ‘l’assaggiatore’. Anche la sua volgarità era nota. Ma Galileo è anche colui che ha introdotto l’uso della matematica riconoscendolo come il linguaggio più adatto per parlare della natura. Oggi quando ci sembra che certe questioni siano irrisolvibili e irrimediabili, forse dovremmo ricordarci che il problema può essere solo che non è stato ancora scoperto il linguaggio per affrontarle. Spesso i miei libri iniziano a prendere forma a partire da temi e questioni sulle quali non ho le idee chiare. E così mi metto studiare”.

Il libro successivo è già in lavorazione?
“Certo. Ad ottobre uscirà un altro capitolo dei vecchietti del Barlume. Lo sto finendo proprio adesso”.

#raccontandoci