Luca ManettiI Radiohead anche no. Era più o meno il 2002 e quello stop, per Luca “Lucarelli” Manetti, è stato il momento della svolta: “Avevo lasciato Rosignano per studiare comunicazione internazionale a Perugia. E come molti ragazzi della mia età mettevo i dischi alle feste. Io, però, ascoltavo Jeff Buckley e De André. La musica dance non è mai stato il mio genere. Mi fecero capire che così non poteva andare. Chiamai un amico dj. Gli dissi: tu metti la musica, io ci parlo sopra”. Da allora Luca, classe 1982, ha macinato un numero incalcolabile di km, città, discoteche, eventi e feste. E adesso è in finale nella sfida tra i migliori vocalist man del 2022 ai Dance Music Awards.

C’è tempo fino a domenica 10 marzo per votare, con un sms digitando il codice 357

Luca ManettiE in attesa del verdetto è arrivata anche un’altra soddisfazione. È stata proprio la voce di Luca Manetti a caricare pochi giorni fa gli 8mila spettatori presenti giovedì 23 al Modigliani Forum di Livorno per la partita di basket Italia-Ucraina. Un momento entusiasmante per chi come, come Luca, gioca a basket da sempre. Ogni volta che può, tra una serata e l’altra, tra le fila della Dinamo di Rosignano.

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Luca ManettiIl primo ‘palco’ è stata l’Umbria. Poi sono arrivati l’alto Lazio, Roma, la Costa Smeralda, la Liguria, il Piemonte. Luca non si è più fermato. Torino, Firenze, Montecatini, Cuneo, Viterbo e nell’ultimo periodo anche un po’ di ‘casa’: “Una volta al mese mi diverto con la cena-spettacolo al circolo Canottieri Solvay, evento fatto a mia immagine, per fare felici tutti a partire proprio da me. È questo il segreto. Oggi dico no a tutto ciò che non mi piace. E mantengo quel distacco dal mondo della notte che viene proprio dall’ascolto di tutto quello che non è discoteca, dal cantautorato alla roba sperimentale”.

Non solo. Luca Manetti ha imparato anche a conoscersi: “Per rendere al massimo mangio sano, più vegetariano possibile. E dormo. In questo sta il mio equilibrio dopo tanti anni”. Ingredienti che, messi insieme e ben miscelati, hanno portato alla nomination come miglior vocalist. Una sfida che corona una carriera fatta di passione e divertimento. “Siamo rimasti in 10 su un botto di candidati, scelti da una giuria formata da un gruppo di rappresentanti di primo piano del mondo della notte. E, per me, è davvero una bella soddisfazione. Soprattutto perché io non gravito nei grandi centri, non lavoro a Milano, Roma o nelle capitali del divertimento della Riviera. Io amo chiacchierare con le persone prima e dopo, mi piace ascoltare, prendo spunto da tutto quel che sento e vedo. Il mio mondo è più periferico e proprio per questo più umano”.

luca manetti