Il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, Tamara Nari incontrerà gli studenti per raccontare la storia di suo zio Vasco, deportato in un campo di concentramento in Germania. Ai ragazzi verrà donata una copia del libro che raccoglie le lettere scritte durante la prigionia, ritrovate anni dopo in un vecchio cassetto di famiglia.

Giornata della memoria BibbonaQuando si è davanti a testimonianze vere, lo si capisce subito. Tamara Nari lo ha capito aprendo un cestino dimenticato nella soffitta della nonna: dentro, insieme a pochi resti di cibo povero (patate e mele), c’erano le lettere di suo zio Vasco. La nonna le aveva conservate per tutta la vita, ripetendo sempre: “Non le ho buttate via”.

Quelle carte non erano solo ricordi familiari, ma una testimonianza concreta di luoghi e sofferenze vere.

Tamara Nari, pensionata, vive a Bibbona da quasi trent’anni. È nata a Montecatini Val diGiornata della memoria Bibbona Cecina. Le lettere, poche e misurate, avevano uno scopo essenziale: dimostrare di essere ancora vivi.

Leggendole, Tamara ha scoperto un’immagine dello zio che andava oltre quella del deportato: un uomo giovane, consapevole, che aveva scelto di dire no. Un coraggio che non era fatto di gesti eroici, ma di resistenza quotidiana. Anni dopo, quando gli mostrò le lettere, Vasco si commosse: ricordava perfettamente ciò che aveva vissuto. In una di quelle lettere erano nominati i fratelli e il padre e Tamara racconta di averla ripiegata con cura e rimessa nella scatolina, incapace in quel momento di affrontare tutto il dolore che conteneva.

Giornata della memoria BibbonaTra i ricordi più duri, emerge quello della liberazione: Vasco si trovava a circa ottantadue chilometri da Berlino quando arrivò l’Armata Rossa. Nella confusione generale, senza sapere dove andare, si unì ad altri deportati. Raccontava di aver visto giovani e donne davanti ai forni crematori, di aver afferrato per un braccio una donna che, nella furia, si era spellata la pelle. Lei corse via e lui non la vide più. Una scena che non ha mai smesso di portarsi dentro.

Nel libro emerge un sentimento che va oltre il dolore: il coraggio.


Il coraggio di un giovane che ha saputo dire no, ma anche quello quotidiano,Giornata della memoria Bibbona silenzioso, di resistenza.

Nel libro, oltre alle lettere, sono state inserite anche tre poesie scritte da un’amica: parole che accompagnano e amplificano quella testimonianza, senza sovrapporsi. Tamara racconta di aver sentito, leggendo e rileggendo quei testi, come un urlo collettivo: il grido di tutte le storie rimaste senza voce, che chiedevano solo di essere ricordate.

Pubblicare le lettere non è stato per lei motivo di esitazione. Nessuna paura di esporre una memoria intima: era un dovere. Un gesto necessario per restituire dignità e continuità a una storia che non poteva restare chiusa in una scatola.

Il 27 gennaio, davanti agli studenti, non vuole fare una lezione di storia tradizionale, ma creare un dialogo. Vorrebbe coinvolgere i ragazzi, chiedendo loro di leggere una lettera, per toccare con mano la realtà di ciò che è stato.

Raccontare questa vicenda a Bibbona ha per lei un significato profondo: qui ha scelto di vivere e qui ha voluto riportare alla luce la memoria. Se potesse lasciare ai ragazzi un solo messaggio, sarebbe una parola sola: coraggio. Il coraggio di allora, ma anche quello di oggi, necessario per cercare la verità e restare se stessi.

Giornata della memoria Bibbona