Un monologo molto personale, ironico e spietatamente umano. Una storia da raccontare e ascoltare. Il titolo è già un indizio: “Mi chiamo Antonio”. Lui è Antonio Gargiulo e il festival Dolce Vita Teatro, a Vada, rappresenterà il debutto del suo spettacolo. Un debutto perfetto “perché mentre nasceva questo lavoro pensavo proprio a uno spazio intimo, senza la frattura tra palco e pubblico”. Una casa, un divano come quello su cui Antonio sta provando in questi giorni con Alessandro Brucioni, che ha collaborato alla scrittura.
E tutto torna, come un cerchio che si chiude. Due le repliche, entrambe alle ore 19: sabato 16 maggio sui divani di Prita, domenica 17 maggio a casa di Laura.
Posti limitati
Prenotazioni: 347 885 7743
L’indirizzo esatto delle location sarà comunicato al momento della prenotazione
“Da un po’ di tempo – dopo infinite collaborazioni con realtà teatrali, esperienze televisive e nella pubblicità – avevo voglia di dedicarmi a progetto in tutto e per tutto mio, dall’ideazione alla messa in scena. Così un annetto fa ho incontrato Alessandro Brucioni e abbiamo iniziato a parlarne. Alla base c’era proprio l’idea di uscire dai soliti contesti teatrali, fuori dalle sale impolverate andando incontro alle persone che desiderano ascoltare storie”.
La storia di “Mi chiamo Antonio” è quella dei “dei miei tentativi di uscire da un periodo difficile. Un racconto che faccio prendendomi molto poco sul serio, con ironia e leggerezza.
Un testo che, tra l’altro, si identifica pienamente con il luogo casa. È pieno di persone che traslocano, spostano mobili, ci sono io che vado a casa amici e in quella dei miei genitori, ci sono i vicini… È un lavoro a cui sono davvero affezionato e sono quindi molto contento di presentarlo proprio al Festival Dolce Vita. Contento, emozionato ma anche pervaso da un senso di tranquillità proprio perché è la dimensione perfetta per l’inizio del cammino di questo spettacolo”.
Mi chiamo Antonio
C’è un momento nella vita di un uomo, di una donna, di un cane, di un insetto, di un seme di grano e forse anche di una sedia, di una bombola del gas e di una macchina da scrivere in cui è necessario fermarsi e fare una pausa. Un momento in cui è essenziale smettere di
correre dietro all’istinto di arginare gli eventi che si abbattono sul tuo mondo e constatare semplicemente che le cose vanno come devono andare. Ci vuole un momento di sospensione e di respiro dove per un attimo mettere in fila o in ordine quello che ti sta capitando intorno o dentro te stesso. Ricostruire o sfuggire o riflettere sul dove sei e sul come ci stai nelle cose che ti sono accadute e ti stanno ancora accadendo. Quel momento è come una finestra, una passeggiata, un rintocco di campana che ti riporta a ciò che sei nella tua essenza più pura. Un momento di condivisione intimo. Mi chiamo Antonio è un esperimento d’incontro tra persone che non si conoscono e che possono condividere lo stesso
bisogno e lo stesso desiderio di mettersi in pausa. Una performance nuda dove si sta come si è e ci si vede per come si sta e si è. Anche in silenzio. Se ce n’è bisogno.
La produzione è firmata Mowan Teatro in collaborazione con Collettivo U
Tutte le info su dolcevitateatro.art

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