Alla 57ª Sagra del Cinghiale di Suvereto il profumo della brace e delle pappardelle è solo il primo richiamo. Appena varcato il borgo, ci si accorge che dietro il piatto tipico c’è molto di più: una comunità che trasforma il paese in un vero laboratorio a cielo aperto, dove antichi mestieri, workshop creativi e mostre tematiche raccontano il legame profondo con il territorio
Dal 29 novembre con il taglio del nastro in piazza Vittorio Veneto alle 10:00 e 30 novembre al 7 e 8 dicembre 2025, il centro storico si sfoglia come un libro.
Aprono gli stand gastronomici e gli spazi espositivi diffusi: la mostra “Carte Sonore” in via Magenta 13, “Il gusto delle radici” nel Chiostro di San Francesco, “Com’eri vestita?” in via Piave e “Le forme dell’ulivo” nella saletta San Martino. La mattinata è scandita anche da visite guidate con i “Ciceroni per un giorno” alla scoperta del borgo antico, mentre tra tarda mattinata e primo pomeriggio si alternano musica itinerante a esibizioni di scuole di ballo.
Sabato 6 e domenica 7 dicembre gli stand e l’atelier dei vecchi mestieri aprono di nuovo alle 10:00, accompagnati da talk, workshop e laboratori creativi: dalle tazze in ceramica di “…andiamo a farci una tazza!” in via San Leonardo, agli incontri di arteterapia e tarologia, fino ai mini percorsi di moda upcycle e uncinetto in via Matteotti. Nel pomeriggio le vie del borgo si riempiono di musica itinerante, spettacoli per bambini come “Storie di Toscana” in via Magenta 13 e dall’energia della Compagnia Sbandieratori e Musici di Santa Croce, che parte da piazza Montebello alle 15:30 trascinando il pubblico tra bandiere e tamburi.
Il gran finale è affidato a lunedì 8 dicembre, giornata conclusiva in cui, oltre alla consueta apertura mattutina di stand e mostre, spicca alle 15:00 il corteo storico e la rievocazione della Charta Libertati con i Cavalieri di Ildebrandino, seguiti da nuovi momenti musicali in piazza D’Annunzio.
Il Chiostro che racconta la campagna: la Fattoria di Brontolone e i mestieri rurali
Il cuore di questa edizione batte forte nel Chiostro di San Francesco, dove La Fattoria di Brontolone porta in scena gli antichi mestieri rurali. Qui il tempo sembra rallentare: dal ciocco di legno, con gli attrezzi di una volta, nascono le sedie “toscanine”, icona delle nostre campagne, realizzate davanti ai visitatori, passo dopo passo. A completare il quadro, l’impagliatrice che intreccia erbe palustri locali per l’impagliatura tradizionale, e la candelaia che, con l’antica ruota di legno, modella candele di pura cera d’api.
È una piccola scena di archeologia del quotidiano: niente catene di montaggio, solo lenti gesti precisi, il rumore del ferro che tocca il legno e l’odore della cera calda. Una forma di resistenza culturale, come la definiscono gli organizzatori, contro l’omologazione e la produzione usa e getta: qui ogni pezzo ha un’anima, un difetto, una storia
Mani in pasta e ferro “manomesso”: quando l’artigiano è artista
Sempre tra le arcate del Chiostro, l’arte incontra la manualità. Il maestro ceramista Renzo Creatini, scultore cecinese autodidatta, porta a Suvereto il laboratorio en plein air “Mani in pasta”: un invito soprattutto per i più piccoli a sporcarsi le mani di argilla, modellare forme, scoprire che da un materiale semplice possono nascere volti, oggetti, piccole sculture. Creatini lavora soprattutto in terracotta, con una straordinaria capacità di dare espressività ai volti che modella: vederlo all’opera è quasi assistere a un ritratto che prende vita dal nulla.
Accanto a lui, il suono del martello su incudine annuncia il lavoro del fabbro Riccardo Serni, nato a Sassetta, che ha trasformato la sua esperienza da operaio siderurgico in una firma d’autore: FERRO MANOMESSO. I suoi pezzi in ferro battuto – oggetti d’arredo, elementi decorativi, piccole opere d’arte – sono la prova che anche un materiale duro come il ferro può flettersi alla fantasia, curvarsi, prendere forme leggere. Durante la Sagra, improvvisa un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, mostrando come da una barra di metallo, con pazienza e calore, nasca qualcosa di unico.
Sono mestieri che parlano al pubblico senza bisogno di grandi spiegazioni: basta fermarsi a guardarli per capire quanto tempo, corpo e memoria ci siano dietro ogni gesto
Tazze, fili e carte: i workshop che trasformano il borgo in atelier
Non solo dimostrazioni: la Sagra chiama il pubblico a mettersi in gioco in prima persona con una serie di workshop pensati per tutte le età.
In via San Leonardo, l’Associazione culturale CerAmiche invita con il laboratorio “…andiamo a farci una tazza!”: un percorso creativo per realizzare una mug in ceramica, dal modellato alla decorazione. Argilla tra le dita, tavoli condivisi e la soddisfazione di portarsi a casa un oggetto fatto con le proprie mani, magari un po’ storto, ma irripetibile.
In via Matteotti, lo studio Circolare SoSo propone “Disegna & cuci la tua idea”, mini laboratorio di moda upcycle: qui stoffe e abiti usati non sono scarti ma punti di partenza. Si disegna, si taglia, si cuce a mano, trasformando capi dimenticati in accessori personalizzati. Accanto, il workshop di uncinetto a cura di Caterina Baragatti apre le porte a una delle tecniche tessili più antiche, riportandola in una dimensione contemporanea: imparare una maglia base, un piccolo motivo, un bordo significa riappropriarsi di un sapere che ha accompagnato generazioni di donne e famiglie.
Sempre in via Matteotti, la Sagra ospita anche un’esperienza più intima e introspettiva con l’incontro di arteterapia e tarologia guidato da Marta Troletti: due linguaggi – quello dell’arte e quello degli arcani – che dialogano per parlare di emozioni e immagini interiori, in un contesto che resta però accessibile e informale, in linea con lo spirito popolare della festa.
Per i più piccoli, alla Rocca Aldobrandesca prende vita il laboratorio di arte circense curato da Valter Giomi: un percorso che, attraverso giochi, piccole prove e contatto col pubblico, aiuta i bambini a esplorare il proprio corpo, la propria fantasia e il rapporto con lo sguardo degli altri. Perché imparare un mestiere, anche ludico, è anche imparare a conoscersi.
Le mostre diffuse: memoria, paesaggio e sguardi sul presente
Se i mestieri occupano chiostri e cortili, le mostre punteggiano il borgo, trasformandolo in un museo diffuso.
In via Magenta 13, nella sala musica, la mostra “Carte Sonore: Musica e Cultura alla Corte di Pietro Leopoldo” fa parte del progetto “Suoni di riforma”, curato dall’Ente Puccini. Lettere, manoscritti e documenti d’archivio raccontano la Toscana di fine Settecento e il ruolo della musica nell’epoca delle grandi riforme leopoldine: non una semplice esposizione di carte, ma un viaggio tra suoni, potere e cambiamenti sociali che hanno segnato la storia della regione.
Nel Chiostro di San Francesco, la mostra “Il gusto delle radici” porta in scena ventidue ricette della cucina suveretana al femminile: immagini, testi e vecchie fotografie restituiscono un patrimonio di saperi domestici che passano di generazione in generazione. È una cucina che è identità, e che in Sagra trova naturale continuità nei piatti serviti agli stand e nei ristoranti del borgo.
In via Piave, l’installazione “Com’eri vestita?” – gentilmente concessa dall’associazione IAIA – affronta invece un tema crudo e attualissimo: la violenza contro le donne e gli stereotipi che colpevolizzano le vittime attraverso il loro abbigliamento. Abiti appesi, storie accanto: una mostra che chiede al visitatore di fermarsi, leggere, pensare. La Sagra, così, diventa anche spazio di coscienza civile, non solo di festa.
La saletta San Martino ospita infine “Le forme dell’ulivo” di Silvano Pistolesi: trenta fotografie in cui gli ulivi della campagna suveretana assumono sembianze umane, tra tronchi contorti, rami che sembrano braccia, figure che spuntano dal legno. Un omaggio a un paesaggio “resistente che sfida il tempo”, dove l’ulivo è insieme pianta, storia e simbolo di identità.
Musei aperti e giochi antichi: il borgo come aula a cielo aperto
A completare il quadro ci sono i musei del borgo, aperti e pronti ad accogliere chi vuole scoprire Suvereto oltre i giorni di Sagra: il Museo Artistico della Bambola, con la straordinaria collezione di Maria Micaelli; la Rocca Aldobrandesca, luogo simbolo da cui si domina la storia del borgo; e il Museo di Arte Sacra, custode di opere lignee quattrocentesche e paramenti che raccontano secoli di devozione e arte.
La tradizione passa anche attraverso il gioco e lo sport: gli Arcieri dell’Aquila Nera tengono viva l’arte dell’arco storico e la Giostra degli Arcieri; la Compagnia Sbandieratori e Musici Santa Croce di Suvereto porta per le vie del centro cortei, bandiere e tamburi che rievocano antiche battaglie; i Cavalieri di Ildebrandino ridanno vita al Medioevo con duelli, accampamenti e la rievocazione della Charta Libertatis. Non semplici figuranti, ma custodi di pratiche, tecniche e gesti che appartengono alla storia profonda del paese.
La Sagra del Cinghiale di Suvereto, alla sua 57ª edizione, dimostra così di essere molto più di un appuntamento gastronomico.
Qui si impara come si intreccia una sedia, come si modella una tazza, come si piega il ferro, come una ricetta diventa memoria o un ulivo diventa volto. È una festa che tiene insieme passato e presente, antichi mestieri e nuove creatività, temi leggeri e riflessioni profonde.
Tra un piatto fumante e un laboratorio, la vera ricchezza è proprio questa: scoprire che, in un borgo piccolo ma testardo come Suvereto, il futuro si continua a costruire con le mani.

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