C’è chi a quindici anni sogna a occhi aperti e chi, come Alice Nieddu, quei sogni ha deciso di scriverli. Nata a Grosseto il 3 ottobre e oggi residente a Piombino, Alice frequenta il secondo anno del liceo delle scienze umane a indirizzo economico-sociale. Tra i banchi di scuola, le passeggiate con le amiche e la passione per il pugilato, ha trovato spazio per coltivare una vocazione che le appartiene da sempre: la scrittura.
Il libro che segna il suo esordio, Ti amerò per sempre Adania, edito da Il Foglio, nasce quasi per caso, come un pensiero che prende forma e diventa storia. Tutto comincia con l’immaginazione di un personaggio maschile, Blake Carter, comandante californiano che si ritrova ferito nei boschi dell’Albania. Accanto a lui, una figura altrettanto intensa: Adania Bardhi, quindicenne segnata dal mutismo selettivo. Tra i due si crea un legame sospeso, fatto di silenzi e cura reciproca, che porta il lettore in un luogo lontano e allo stesso tempo intimo.
Alice racconta di aver iniziato a scrivere davvero a maggio di quest’anno, spinta da un’urgenza nuova, dopo che l’idea le era balenata in primavera. Nei suoi racconti non riporta di sé, perché la timidezza le rende difficile esprimere emozioni in prima persona. Preferisce inventare, dare vita a mondi diversi e a personaggi che si muovono su scenari realistici, costruiti con cura grazie a ricerche su mappe e territori. Così l’Albania diventa teatro di un romanzo che mescola introspezione e avventura, unendo paesaggi concreti a un sentire universale.

La sua passione per la lettura è nata molto prima, coltivata dalla madre che sin da bambina la spronava con favole e letture condivise in biblioteca. Geronimo Stilton è stato il primo passo, poi via via romanzi più complessi, fino all’amore per Niccolò Ammaniti, con Ti prendo e ti porto via diventato quasi un’ossessione. Ama i romanzi rosa, perché crede profondamente nell’amore, ma non ha paura di mettersi alla prova con altri generi, convinta che leggere di tutto sia il modo migliore per crescere anche come scrittrice.
Fuori dalle pagine, Alice è una ragazza come tante, ma con una forza inaspettata. Da cinque mesi pratica pugilato alla Pugilistica Piombinese: era iniziato come un modo per sentirsi più sicura, oggi è diventata una passione che la rende felice e che spera di portare avanti anche a livello agonistico. “Da lì esco sempre con il sorriso” confessa. Accanto al ring, ci sono la scuola, le amiche e i piccoli riti quotidiani che la rendono una ragazza di quindici anni, con lo sguardo però già rivolto a qualcosa di più grande.
Non sa ancora se vorrà pubblicare altri libri: preferisce vivere il presente, senza fare troppi progetti. Per ora il romanzo è stato un’esperienza che l’ha fatta crescere, l’ha messa in contatto con molte persone e le ha insegnato a socializzare anche con gli adulti. Soprattutto, Alice è grata a Gordiano Lupi, che ha creduto in lei e nella sua storia. È grazie a lui, dice, se il suo sogno è diventato reale.
Il libro, già disponibile in pre-ordine e uscito su Amazon il 20 settembre, ha avuto la sua anteprima con una lettura al Festival Letteralmente Scalando di Suvereto, a cui è seguita il 26 settembre l’iniziativa che l’ha vista incontrare il sindaco di Piombino. La presentazione ufficiale sarà invece il 12 novembre alla Biblioteca Comunale di Piombino.
E se dovesse descriverlo in tre parole, Alice non ha dubbi: emozione, silenzio, caos. Contrasti che non si annullano, ma che si intrecciano, proprio come nella vita.
Il futuro, per lei, resta aperto: non vuole fare della scrittura un lavoro, almeno per ora. Pensa piuttosto a una carriera legata alla psicologia, una disciplina che l’affascina da sempre e che ha ispirato anche la scelta del mutismo selettivo per la protagonista del suo romanzo. Ma lasciare aperta la porta della scrittura è un atto naturale: perché quando le storie bussano, nessuno può vietarle di raccontarle di nuovo.
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