Una vocazione che affonda le proprie radici nella storia, andando indietro nel tempo fino all’epoca etrusca. Una ritrovata identità che sta dimostrando di essere una carta importante di promozione, calamita per l’eno-turismo, un territorio geomorfologicamente ricco. Anche più della blasonata Bolgheri. Riparbella e il vino, un matrimonio fecondo.

Dal 2024, a dare linfa e benzina al territorio, c’è anche l’Associazione Vignaioli delle Colline di Riparbella che oggi riunisce sette aziende (Podere La Regola, Duemani, Tenuta Pakravan Papi, Colline Albelle, Tenuta Prima Pietra, Urlari e La Cava) delle nove cantine che popolano l’area. Obiettivo: far conoscere il territorio e le sue produzioni, nella loro unicità e qualità, promuovere Riparbella anche per il suo vino. Un percorso che sta muovendo i primi passi: se per la prima volta, nell’edizione 2025 di Ripawine a luglio scorso, le cantine aderenti si sono presentate sotto l’insegna e con i colori dell’Associazione – con stand ad hoc, tutti uguali -, tra i progetti in corso c’è lo studio geo-morfologico del territorio e una serie di iniziative autunnali fuori dai confini riparbellini. Oltre alla presentazione del logo, ormai alle porte.

vignaioli riparbella“Quella di Riparbella, per il vino, è una vocazione antica che risale al VII secolo A.C. – spiega il Presidente del gruppo di cantine, l’avvocato Flavio Nuti, amministratore del Podere La Regola, la prima cantina che ha fatto conoscere e parlare di questo territorio dal punto di vista vinicolo a partire dai primi anni Novanta – e che oggi ha trovato grandi espressioni di carattere e di qualità. Già conosciute e apprezzate singolarmente, e anche molto diverse tra loro per filosofia e produzione, le cantine di Riparbella hanno trovato nell’Associazione lo strumento per presentarsi anche a livello collettivo, come marchio e brand. Un marketing territoriale fondamentale per intercettare flussi turistici importanti e di livello. Presto presenteremo la relazione geologica commissionata al dottor Francesco Lizio Bruno, esperto che ha rilevato la grande ricchezza del territorio di Riparbella come realtà Riparbella e il vino, un matrimonio fecondo.vitivinicola già premiata a Merano con l’Honor, in quanto territorio italiano vitivinicolo emergente”.

Tra le peculiarità da promuovere, c’è per esempio la sostenibilità: le aziende della zona portano, infatti, avanti una attività vitivinicola a basso impatto ambientale e seguono i canoni della sostenibilità anche attraverso pratiche di agricoltura biologica e biodinamica. Tra gli obiettivi che si pongono i Vignaioli di Riparbella, anche quello di promuovere una crescita del valore patrimoniale delle aziende e dei terreni vitati attraverso un’azione collettiva efficace di promozione e comunicazione del territorio. “Il bersaglio da cogliere è far crescere ulteriormente la visibilità nazionale e Internazionale. Per questo sarà organizzata, per esempio, una masterclass a Firenze all’inizio di ottobre riservata agli addetti ai lavori e alla stampa specializzata”.

Il perimetro. L’associazione comprende aziende che si trovano all’interno dei confini del territorio comunale di Riparbella e zone limitrofe, delimitate a sud dal fiume Cecina, a ovest dalla variante Aurelia, a est dalla strada provinciale di Miemo ed a nord dalle pendici del Monte Poggio di Nocola (569 m. s.l.m) e del Monte Vitalba con il torrente Sterza a fare da confine. I vigneti sono ubicati a partire dai 50 metri sul livello del mare, su terreni che delimitano l’alveo del Fiume Cecina, fino ai rilievi collinari ad una altezza di circa 450 metri s.l.m. Una zona con caratteristiche uniche per varietà di tipologie di suoli, patrimonio geologico che presenta dunque molte potenzialità per la produzione di vini di eccellenza. Caratteristica peculiare è anche l’abbondanza di biodiversità spontanea. Le attività agricole e viticole di Riparbella sono fortemente integrate in estese aree naturali, di bosco e macchia mediterranea.