Le cose perdute del calcio di Nicola CalzarettaPer vedere l’effetto che fa, come diceva Jannacci. Per i maniaci, collezionisti, cultori di “Tutto il calcio minuto per minuto” e dei ‘vecchi’ mediani di spinta. Ma anche per chi non c’era. Non una qualunque operazione nostalgia ma una caccia al tesoro tra oggetti smarriti ed emozioni mai dimenticate. Tutto quel mondo che gira intorno al pallone bianco e nero. Nicola Calzaretta – classe 1969, 14 libri all’attivo – è nato a Potenza, ma vive da sempre a Cecina. E’ un avvocato. E anche uno che sa raccontare con passione e ironia, come fa ormai da due decenni sul mitico Guerin Sportivo. Nel suo “Le cose perdute del calcio” (Nfc Edizioni, con doppia introduzione di Italo Cucci e Cristiano Militello) seleziona dalla memoria collettiva venti storie, venti viaggi nel tempo. Dalle maglie a maniche lunghe ai primi rocamboleschi sponsor, dalle panchine condominiali a bordo campo alla radiolina per ascoltare le partite fino alle corse a perdifiato per vedere in tv il 90° Minuto. Un libro che, come dice Militello, fa venire voglia di scendere in cortile.

perchè i primi calzettoni erano senza piede?

Le cose perdute del calcio di Nicola CalzarettaLa passione smodata per il calcio come nasce?
“Giocando a pallone in corridoio con babbo e sul campino sotto casa. Abitavo in via Monte Cristallo a Cecina, là dove fino a 2 anni fa ha resistito uno spazio verde libero nel quale, alle elementari, ci ritrovavamo ogni pomeriggio. Io ero il portiere, con grande dispiacere per mamma e nonna che dovevano ogni volta rammendare con le toppe i pantaloni. Poi a 10 anni ho iniziato a giocare nel settore giovanile del Cecina e sono arrivato fino alla seconda squadra”.

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Da grande pensava di fare il calciatore?”
“Un po’ come tutti i bimbi ma mai in modo concreto”.

E poi cosa è successo?
“Avevo il pallino delle figurine, il primo album finito e conservato è del 1975. Ma sono andato a recuperare anche le edizioni più datate. Nel 1979, per caso, mi ritrovai tra le mani una copia del Guerin Sportivo, iniziai a comprarlo tutte le settimane e a collezionarlo. Quando due mesi fa il capo redattore ha inserito un mio ricordo nel numero speciale per i 110 anni è stata un’emozione grandissima, enorme. Tanto per capirsi: quando ho iniziato l’avventura come clown con l’associazione Oliver accende un sorriso OdV ho scelto come nome… Guerino. E non aggiungo altro”.

Le cose perdute del calcio di Nicola CalzarettaNe “Le cose perdute del calcio” ci sono aneddoti, ricordi, curiosità, azioni, gol, parate, incontri e scontri sul campo, calciatori mitici e nomi ormai quasi dimenticati. Lampi di cronaca e persino qualche leggenda metropolitana. Come ha messo insieme tutto questo materiale?“Ha avuto una lunga gestazione, ho parlato con tanti ex calciatori ed ex allenatori. Ma fondamentalmente è un libro che mi somiglia molto e che si rivolge anche ai ragazzi e ai giovani. Dico la verità: mi piacerebbe andare nelle scuole a raccontare quelle emozioni per cui, i miei coetanei ed io, ci riteniamo fortunati. Il libro è come uno specchietto retrovisore, con lo sguardo che procede comunque in avanti ”.

L’ironia attraversa in ogni pagina. Ma si sente anche un po’ di fastidio verso un linguaggio che è cambiato, forse troppo…
“Le telecronache di oggi hanno spoetizzato il calcio, c’è la ricerca eccessiva di tecnicismi. Quando sento la parola mediano di spinta mi tambureggia ancora la pancia, se invece sento intermedio penso all’intertempo nello sci”.

E poi c’è un mistero per il quale lancia persino un appello: perchè i primi calzettoni erano senza piede? Lo ha scoperto?

“Mi hanno contattato lettori, amici e anche qualche ex calciatore che aveva dimenticato questo particolare. Probabilmente il motivo, alla fine, era la funzionalità, in quel modo non c’erano problemi di taglia, si metteva la ghetta e via”.

Sta già pensando al libro successivo?
“Chissà! Posso solo dire che c’è un grande argomento, però, che mi stimola e che in questo volume volutamente non compare: le maglie. C’è tantissimo da scrivere!”.