Dal 21 luglio a Castagneto Carducci tornano Le vie del giornalismo, 9°edizione. Nella storica ed evocativa piazzetta della Gogna, dove un tempo campeggiava la pubblica gogna, ai piedi del Castello della Gherardesca, nel borgo medievale di Castagneto giornalisti e scrittori presenteranno i loro libri, attraverso il filo conduttore della parola scelta per questa edizione: La cura.

“La Cura, come capacità di lenire una sofferenza e come farsi carico.- spiega Sandra Scarpellini, Sindaca di Castagneto Carducci – Nel nostro salotto letterario della gogna ascolteremo tante e importanti voci dell’informazione e della comunicazione che prendendo spunto da un tema tanto attuale ci accompagneranno nelle Vie del Giornalismo 2023. Perché La Cura? Perché riteniamo che sia il senso più profondo del vivere ogni singola esperienza in un contesto collettivo; la Cura è l’antidoto all’egoismo e la chiave per aprire le porte di una comunità.”

Le vie del giornalismoDiretto dalla giornalista Elisabetta Cosci e realizzato dal Comune di Castagneto Carducci, con EdaServizi, Le vie del giornalismo iniziano venerdì 21 luglio alle 21:15 con GIULIANA SGRENA e la sua graphicnovel BAGHAD I GIORNI DEL SEQUESTRO (Ed. Round Robin). Il 4 Febbraio 2005, la giornalista, inviata del Manifesto, viene rapita in pieno giorno a Baghdad. I rapitori danno un ultimatum di 72 ore al governo italiano per ritirare le truppe dall’Iraq, altrimenti Giuliana verrà uccisa. Dopo un mese di trattative e un drammatico appello in video che fa temere il peggio, arriva finalmente la notizia della liberazione. Però qualcosa di grave pare essere accaduto sulla strada che porta all’aeroporto di Baghdad: truppe americane hanno sparato sull’auto con a bordo la giornalista appena liberata, ferendola e uccidendo Nicola Calipari, l’agente del Sismi che si era occupato della trattativa con i rapitori. Una storia intensa, raccontata dalle parole di Giuliana Sgrena a una misteriosa interlocutrice tra le paludi irachene per riconquistare il futuro e le verità di quei giorni.

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Sabato 22 luglio la filosofa GIORGIA SERUGHETTI converserà sul tema Le vie del giornalismoDEMOCRATIZZARE LA CURA /CURARE LA DEMOCRAZIA. La pandemia di Covid-19 ha messo a nudo la nostra vulnerabilità e la vastità del nostro bisogno di cura. Ha rivelato diseguaglianze profonde nei sistemi sociali che sostengono la vita, la salute, l’educazione, il benessere. Il virus come “evento” invita perciò a ripartire dai nostri corpi fragili per porre la cura al cuore della politica, verso un’idea di giustizia capace di rianimare le promesse della democrazia. Domenica 23 luglio SAPO MATTEUCCI presenterà PER FUTILI MOTIVI (La nave di Teseo) con una prosa eccellente, ricca di personalità, e uno stile sempre diretto e coinvolgente, Matteucci ci consegna un romanzo pieno di ironia, di scene tra il tragico e il comico che divertono, che portano il lettore nel cuore delle contraddizioni e assurdità della vita contemporanea e della vita familiare. Guidubaldo Saporoso, noto come “Sapo” Matteucci, è giornalista, con Nicolò Bassetti ha scritto Sacro Romano Gra (2013) che contempla, oltre al libro, un film, diretto da Gianfranco Rosi che ha vinto il Leone d’oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2013.

Le vie del giornalismoVenerdì 28 luglio, ore 21:15, MAURO COVACICH presenterà L’AVVENTURA TERRESTRE (la nave di Teseo) Un uomo di mezza età compare in forme non chiare, forse allucinatorie, in alcuni episodi cruciali della vita di un ragazzo. L’uomo sta aspettando di sottoporsi a una risonanza magnetica per un calo dell’udito molto sospetto e consuma la difficile attesa in una quotidianità fatta di piccoli gesti. Lo spettro di una fine, potenzialmente vicina, lo costringe a fare i conti, controvoglia, con tutti i fili sospesi della sua esistenza.

Venerdì 4 agosto GIANLUCA MONASTRA presenterà PIÙ BUIO DELLA NOTTE edizioni Clichy.Firenze, maggio 1993. La notte dell’attentato dei Georgofili, una scena di guerra dietro la celeberrima piazza della Signoria. Firenze, gli anni Novanta, la strage dei Georgofili, la pista della mafia, gli echi di Tangentopoli. Ma anche la forza dell’arte nel resistere alla violenza. Gianluca Monastra è giornalista a Repubblica, trent’anni fa ha seguito la strage di via dei Georgofili.

Sabato 5 agosto DIANA LETIZIA racconterà L’ABBANDONO (Ed. Round Robin) la storia di Francesca, una giornalista che, nella vita, ha scelto di condividere le più grandi gioie e i dolori più intensi con il proprio amico a quattro zampe, Frisk. Dopo due lutti si ritrova su un volo per il Marocco per un viaggio di volontariato finalizzato a censire la comunità di randagi che vive in esemplare sintonia con la popolazione di un piccolo villaggio di pescatori. Per le strade di Taghazout, circondata dagli amichevoli randagi del luogo, Francesca piano piano si riapre alla vita e agli affetti. Torna in Italia e un giorno però arriva una notizia orribile: il massacro dei randagi di Taghazout a opera delle istituzioni locali. Francesca riesce a far tesoro della lezione dei cani liberi di Taghazout che le hanno mostrato la semplicità della vita in quanto tale. L’abbandono è il racconto intenso di una crisi personale superata attraverso l’amicizia e il prendersi cura.

Le vie del giornalismoDomenica 6 agosto l’ultimo appuntamento sarà con ALBERTO ZANOBINI che converserà con il giornalista Francesco Merlo sul suo libro: IL CORAGGIO DEL FUTURO (La nave di Teseo). Nell’intreccio fra vita personale e vita lavorativa sta la cifra dell’esperienza di Alberto Zanobini nei suoi anni di direzione generale dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. Dal 2015 ha adottato un approccio innovativo, frutto anche delle esperienze maturate all’estero e del confronto costruttivo con altre realtà d’eccellenza, rendendo possibili cose che prima non si sarebbero potute neppure immaginare: un sistema di accoglienza delle famiglie dei pazienti pediatrici; la creazione di nuovi spazi per l’ascolto, la crescita, la cura e lo sviluppo di buone pratiche; la scelta di rendere l’ospedale un luogo piacevole dove passare una lunga degenza, un luogo colorato, accogliente, umano. Ma soprattutto il Meyer è diventato un luogo in cui chi lavora è orgoglioso di dare il proprio contributo, dove è possibile coniugare una grandissima competenza in ambito clinico con un approccio umanistico alla persona per raggiungere non solo un traguardo strettamente sanitario, ma anche una nuova dimensione globale di salute.