Prima di vedere ciò che sa fare, c’è ancora chi vede soltanto una donna. Poi arrivano lo stupore, i complimenti e quella spiegazione che Sofia si è sentita rivolgere più volte: non avevano mai visto una donna fare quel mestiere. Eppure, dietro un cancello, una ringhiera o una saldatura ci sono competenze, precisione e fatica. È da qui che parte la sua storia: dal desiderio che il lavoro venga riconosciuto per il suo valore, senza che essere una donna diventi ogni volta una sorpresa.

Sofia Causarano ha 27 anni, è nata a Cecina e vive a Rosignano. Fa la fabbra, un mestiere al quale si è avvicinata attraverso il padre, già del settore, e il richiamo dell’officina: una sorta di canto di sirena che oggi sembra attirare sempre meno giovani. Per lei lavorare il ferro significa instaurare un rapporto intimo e personale con la materia, imparare a conoscerla e darle una forma propria. Realizza cancelli, inferriate, porte, ma anche candelabri, lampioni e arredi per interni. Il letto di casa, per esempio, se lo è costruito da sola. Prendere ispirazione va bene, racconta, ma ogni lavoro deve avere qualcosa che lo distingua.
Vorrebbe che le persone riconoscessero soprattutto questo: la scelta di una giovane di dedicarsi a un mestiere impegnativo, che ha bisogno di nuove generazioni. Intanto, sui social, altre donne hanno cominciato a scriverle, ritrovando nella sua esperienza qualcosa della propria. Da quei messaggi, quasi un anno fa, è nato Pregiudicate, un progetto che trasforma il pregiudizio evocato dal nome in un’occasione per prendere parola insieme.

Oggi nel gruppo ci sono 54 donne di tutta Italia, tra meccaniche, saldatrici e lavoratrici di settori ancora considerati maschili. Le loro testimonianze mostrano quanto possa essere faticoso ottenere fiducia ancora prima di poter dimostrare le proprie capacità. Ci sono meccaniche alle quali i clienti chiedono di essere sostituite da un uomo e donne che raccontano di curriculum scartati per il loro genere. Nel confronto emergono anche esperienze di molestie e minacce: situazioni che vanno oltre lo stereotipo e incidono sulla possibilità di lavorare con serenità e rispetto.

Dentro la chat queste esperienze trovano ascolto, ma anche risposte concrete. Le partecipanti si scambiano consigli, si aiutano a orientarsi e a crescere professionalmente. Sofia racconta, per esempio, di aver aiutato una ragazza in Sicilia nel percorso per ottenere un patentino. Il messaggio che vogliono portare avanti è semplice: le donne possiedono e possono acquisire le competenze necessarie per questi mestieri, e uomini e donne possono lavorare fianco a fianco. Chiedere continuamente alle prime una prova in più significa lasciare che il pregiudizio venga prima della professionalità.
Il legame, intanto, è cresciuto oltre il lavoro. Una delle partecipanti ha invitato Sofia al proprio matrimonio quando ancora non si erano mai incontrate; un’altra Pregiudicata è diventata la sua damigella d’onore. Al primo incontro è bastato un abbraccio per dare presenza a una vicinanza costruita a distanza. Anche durante un corso di saldatura al femminile dell’Istituto Italiano della Saldatura, ritrovarsi ha significato commuoversi e sentire che le difficoltà affrontate da sole appartenevano a una storia condivisa.
Per Sofia, dare futuro a questi mestieri passa anche dalla formazione. Ha già accolto in officina una ventenne interessata all’artigianato e alla carpenteria pesante, aiutandola a capire quale strada intraprendere. Ora auspica maggiori incentivi regionali e, per il prossimo anno, vorrebbe realizzare con il Comune una sagra dell’artigianato dove chiunque possa provare a lavorare con le proprie mani. Perché una ragazza possa scoprire se quel mestiere le appartiene, deve prima avere la possibilità di avvicinarsi, imparare e mettersi alla prova.
