Tommaso Papi ha 32 anni ed è un operaio di Rosignano. A Montecatini Terme è stato uno dei tedofori della torcia olimpica, vivendo un’esperienza che per lui ha avuto un significato profondo, legato allo sport e a un percorso personale iniziato molti anni prima.

“È stata una cosa molto emozionante”, racconta. Lo sport ha sempre fatto parte della sua vita, fin da bambino è cresciuto all’interno del Centro UISP di Rosignano, un’associazione sportiva di cui faceva parte anche sua madre e oggi tra quelle affiliate all’Agenzia per lo Sport di Rosignano. Nel tempo ha praticato diverse discipline, diventando anche volontario e coltivando una passione costante per l’attività sportiva. Le Olimpiadi, come per molti, sono sempre state un sogno e portare la fiamma è stato per lui un modo per sentirsi parte di quel mondo.

Durante la corsa con la torcia, il pensiero è andato alla sua compagna, Marta Grieco. Tra un anno si sposeranno, e Montecatini Terme, luogo della staffetta, si trova vicino alla zona in cui celebreranno il matrimonio, rendendo quel momento ancora più significativo per lui.
La sua storia personale è segnata da una malattia che lo accompagna dall’adolescenza. A quindici anni gli viene diagnosticata una retto colite ulcerosa, una patologia cronica dell’intestino. Anni dopo, intorno ai trent’anni, i medici individuano un tumore, una conseguenza legata anche alla malattia pregressa. L’intervento porta alla rimozione del colon e all’utilizzo permanente di una sacca sulla pancia.
I primi tempi dopo l’operazione sono stati difficili per Tommaso. Prima ancora dell’intervento, una grande passione: il karate, ma tra dolore e imbarazzo è stato costretto a fermarsi. “Ero abituato a fare sport con regolarità e ritrovarmi bloccato non è stato semplice”. In quel periodo, il sostegno della famiglia e della compagna è stato fondamentale.
Una delle difficoltà maggiori è stata convivere con il bisogno costante di trovare un bagno, una preoccupazione che inizialmente condizionava ogni spostamento. Nonostante questo, Tommaso ha cercato di non precludersi nulla, continuando a fare esperienze e a vivere, adattandosi alle difficoltà.

Oggi il rapporto con il suo corpo è cambiato.
L’attenzione non è più rivolta alla ricerca immediata di un bagno, ma alla gestione della sacca, che può staccarsi e che resta visibile. Accettarlo non è stato semplice, ma la presenza della compagna ha reso il percorso più sostenibile. “Portare insieme il dolore lo ha reso più facile” afferma Tommaso.
Anche lo sport è tornato ad avere un ruolo centrale, soprattutto dopo l’operazione. Un anno di stop forzato, dovuto a una ferita che non si rimarginava e al difficile assorbimento del cibo, lo ha messo a dura prova. Con il tempo, grazie a un percorso mirato e alla ginnastica pre-pugilistica, è riuscito a rimettersi in forma. Non era scontato tornare a fare sport, né farlo meglio di prima, ma questo percorso ha avuto un impatto importante anche sulla sua autostima.

L’arrivo alla torcia olimpica è stato quasi casuale: un annuncio visto sui social, la decisione di provarci, l’iter seguito con motivazione. La mail di conferma è arrivata senza che se l’aspettasse davvero.
Se dovesse lasciare un messaggio a chi sta affrontando una situazione simile alla sua, Tommaso è diretto:
non abbattersi, guardare avanti e non precludersi le cose belle.
Anche da un evento spiacevole può nascere qualcosa di positivo. “Non è finita qui. La vita continua”.

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