Tre mamme livornesi, tre bimbi autistici, un blog nato nel 2021 davanti a una pizza, tante idee e tutte le ’istruzioni per l’uso’ per organizzare divertenti viaggi accessibili. Il blog è “The shape of Autism” ed è qui, tra le pagine e i racconti on line che è iniziata la voglia di condividere la propria esperienza ‘sul campo’. Flavia Pini è una delle tre mamme e adesso ha firmato anche un libro dal titolo “E io che volevo essere una principessa (e invece sono una caregiver)” (Ultra Edizioni).
Un libro ironico, arguto che entra nel quotidiano di una donna che ha dovuto resettare la propria esperienza di mamma. Mt. T. – come viene chiamato suo figlio Thomas nel blog – è infatti il secondogenito. E il viaggio da compiere al suo fianco, passo dopo passo, è un percorso a ostacoli tra barriere e conquiste, proprio come molti caregivers sanno. Un cammino al contrario: “Perché più un bambino o un ragazzo autistico cresce, più emerge la necessità di avere un sostegno”.
“All’inizio era un diario, un modo per appuntarmi quello che vivevo ogni giorno e che viveva mio figlio ma anche per rispondere alle domande che mi venivano poste dalle persone. Poi le pagine sono diventate sempre di più… ed è nata la voglia di farne un libro”. Il disegno della copertina è già un racconto in sé: una bambina con il vestito da principessa stracciato, le calzette che scendono, la corona in mano. Perché, quando il suo piccolo Thomas ha ricevuto la diagnosi di autismo, il mondo di Flavia (e anche della sua intera famiglia, dalla figlia oggi adolescente al marito, figura fondamentale nella ‘squadra’) ha cambiato forma: niente più binari sicuri, solo curve improvvise e nuove mappe da disegnare ogni giorno.
Dal faldone della diagnosi (“diventato il terzo incomodo in casa”) a oggi: un salto che Flavia Pini racconta senza giri di parole, descrivendo la trasformazione di una famiglia che impara a navigare tra notti insonni, burocrazia senza senso e gesti d’amore che valgono più di mille parole. E se le montagne russe emotive della vita di chi ha un figlio con disabilità sono ordinaria amministrazione, il libro testimonia anche l’importanza dell’amicizia e della condivisione. A partire dall’aperitivo “che ha salvato la vita” a Flavia, quello proposto dal marito Luca proprio nel giorno della diagnosi, all’uscita dalla clinica.
Il libro serve a questo, a dare voce a tutti, fuori da ogni ombra di giudizio ma si rivolge anche a chi non vive sulla propria pelle l’autismo. “Alle presentazioni che ho fatto finora – tra cui quella alla Libreria Feltrinelli di Livorno – ho visto attorno a me mamme, papà e anche fratelli e sorelle di bambini con disabilità”. Quelli definiti da un particolare termine tecnico: “sibling”. una parola che, in lingua inglese, significa genericamente “fratelli e sorelle. E poi psicologi, professionisti… Perché il mondo che ruota attorno all’autismo è affollato, più d quanto si pensi, ma “insieme” è proprio la parola chiave. “Nessuno deve essere lasciato solo“.
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